Ecomuseo la nuova frontiera 2018-06-04T20:38:42+00:00

Project Description

Collana: Storia del Canavese

Editore: Bolognino editore
Numero pagine: 174
Formato cm. 11,5 x18
Anno di pubblicazione: maggio 2001
Prezzo E. 15,28
ISBN XXX-XX-XXXXX-XX-X

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Ecomuseo la nuova frontiera

Pietro Ramella

Bolognino editore/Centro studi canavesani

«Nella seconda metà del Novecento, dopo la ricostruzione del nostro Paese dalle ferite inferte dalla Seconda guerra mondiale, si assiste ad uno sviluppo tumultuoso delle attività industriali. La dinamica di questo processo economico, carente di pianificazione, provoca lo sradicamento di milioni di italiani, dal Sud al Nord, dal Nord est al Nord ovest, dalle campagne alle città. Vecchie macchine, strumenti per il lavoro e oggetti per la vita quotidiana obsoleti, mezzi di trasporto superati, reperti significativi del passato vengono abbandonati e distrutti. La furia innovatrice di un progresso tumultuoso cancella in pochi decenni testimonianze di vita e di lavoro attestate da secoli. Per salvare dalla distruzione macchine, strumenti, impianti, reperti del passato, nascono con l’impegno di persone sensibili non soltanto delle forme d’arte d’élite, centinaia di musei sulla civiltà contadina, artigianato, miniere, mezzi di trasporto, macchine. Si tratta del maggior fenomeno di musealizzazione registrato in Italia, in un arco di tempo limitato. Fenomeno che non è ancora stato recepito nella sua completa valenza dagli organi dello Stato impegnati nella difesa dei Beni culturali. Anche il Canavese è stato coinvolto da questo fenomeno a partire dal 1977, con l’attività dell’Associazione Amici Museo del Canavese di Ivrea. In alcuni anni questa associazione raccoglie nelle campagne, nelle vallate e nei paesi e nelle città del Canavese, 1200 reperti dismessi dal mondo dell’agricoltura, dell’artigianato, dell’industria, della vita quotidiana nella casa. Questi reperti sono puliti, restaurati, schedati ed esposti, in settori distinti per mestiere o uso, nel Museo eporediese che muta nome in Museo Civico P.A. Garda del Canavese… Questa pubblicazione origina dal ciclo di seminari svolto ad Ivrea tra gennaio ed aprile 2001, con documenti di sintesi dei sette relatori e con materiali illustrativi su Musei, Collezioni e progetti ecomuseali e museali in cantiere, forniti dai comuni o associazioni canavesani impegnati su questi fronti. Queste iniziative sono il risultato dell’impegno di anni da parte di amministratori pubblici, di dirigenti di associazioni di volontariato e dei loro associati, di privati sensibili alla salvaguardia dei beni culturali…».

Le fonti orali: problemi e proposte. Dr. Franco Castelli, Istituto storico della Resistenza della provincia di Alessandria.

… La storia nasce dell’oralità (V. Erodoto), ma si costituisce in disciplina scientifica a partire dalla criticità della tradizione orale. Mentre per le società etnologiche il ricorso all’oralità è indiscusso, avendo la memoria orale statuto dominante e ufficiale, nella nostra letteratissima civiltà occidentale l’oralità ha assunto uno statuto di inferiorità sin dai tempi di Platone. Perché dunque ricorrere ai documenti orali in una società sommersa dallo scritto come la nostra? Per una ragione molto semplice: essendo la nostra una società divisa in classi ed essendo la scrittura tradizionalmente appannaggio delle classi superiori, è evidente il rischio, affidandosi esclusivamente alle fonti scritte, di redigere una storia unilaterale e a senso unico, viziata in origine dall’assunzione di fonti di una parte sola (le classi colte, legate in varia misura al potere). Restano del tutto fuori dal campo di osservazione i “senza scrittura” vale a dire il punto di vista, la mentalità, gli atteggiamenti e i valori delle classi subalterne, cioè della maggioranza della popolazione…

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