L’arduino III 2018-06-04T20:38:45+00:00

Project Description

Collana: L’Arduino

Editore: Bolognino
Numero pagine: 51
Formato cm. 11,5 x18
Anno di pubblicazione: maggio 2014
Prezzo E. …
ISBN 978-88-6789-031-6

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L’ARDUINO Anno III – 2015

Direttore Responsabile: Dario Pasero

Redazione: Michele Curnis, Fabrizio Dassano, Cristina Zaccanti Licenziato nel mese di Febbraio 2016

1. Appunti di storia e processione

Le origini dell’attuale chiesa di San Nicola vanno ricercate nel 1275, con la creazione, da parte di tal frate Giacobino da Cremona, di una cappella dedicata alla Ss. Trinità. Proprio in questo luogo nacque nel 1399 la confraternita, con il nome di Confraternita della Ss. Trinità della Beata Vergine e dell’apostolo Giacomo; si trattava probabilmente di una compagnia di “battuti” (laici che si punivano o flagellandosi o indossando il cilicio) con intenti penitenziali (Giovanni Benvenuti, autore di una storia di Ivrea, riporta che la confraternita fu fondata da alcuni cittadini con lo scopo di allontanare la guerra, inviata dalla “Divina Giustizia” a punire il popolo).Nel 1447 al nome della Confraternita venne aggiunto quello di San Nicola da Tolentino, canonizzato l’anno precedente; proprio in onore del santo la confraternita adottò l’abito nero agostiniano. Con il nuovo nome di Compagnia della Misericordia, l’istituzione religiosa si occupava dell’assistenza ai detenuti, di officiare i sacramenti a beneficio dei condannati a morte e della tumulazione dei medesimi. La chiesa si trova infatti nei pressi del castello, che era stato adibito a carcere già nel XVII secolo e mantenne questa funzione sino al 1970. Poteva ospitare fino a 150 detenuti, il cui alloggiamento era molto austero: minestra, pane e acqua e, per giaciglio, paglia. Bisogna inoltre ricordare che all’epoca la permanenza in carcere era a spese del detenuto o della sua famiglia. La Confraternita provvedeva quindi a fornire i pagliericci ai carcerati, nonché ad integrare il loro vitto: i libri contabili1 riportano l’acquisto mensile di “oglio d’oliva”, camicie, “salciccie”, scarpe (“un pajo” oppure “una dozeina di zoccole”, con espressioni che si risentono di evidenti piemontesismi), servizi sanitari (bendature e stampelle) e, in occasione della Pasqua, le distribuzioni straordinarie di pane o addirittura di minestra (finanziate da un’auto-tassazione da parte dei confratelli). Ai detenuti, nel momento della liberazione, veniva inoltre consegnata una piccola somma (che si aggirava in media intorno ai cinquanta centesimi di lira) “in soccorso”.

Tratto da L’Arduino n. III pag. 4

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