Medioevo in Ivrea e Canavese. Vol. XI 2018-06-04T20:38:42+00:00

Project Description

Collana: Storia del Canavese

Editore: Bolognino editore
Numero pagine: 127
Formato cm. 11,5 x18
Anno di pubblicazione: luglio 2010
Prezzo E. xx
ISBN xxx-xx-xxxxx-xx-x

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Medioevo in Ivrea e Canavese. Vol. XI

Pietro Ramella

Bolognino editore

« I temi trattati dal Convegno 2009 rappresentano i settori in cui si è manifestata la maggior crescita culturale pavonese, spaziando dai percorsi delle ceramica in Canavese, trattati nel convegno in modo magistrale dalla prof.ssa Giuse Scalva, proprio nell’anno in cui la Fondazione d’Andrade diventa sede espositiva della Mostra Internazionale della Ceramica di Castellamonte; alla presentazione degli strumenti musicali dell’epoca a cura del maestro Paolo Lova, che onora il Canavese con la sua ricerca e le sue interpretazioni nelle sedi internazionali più qualificate della musica medievale, alla trattazione dei vari aspetti della vita medievale a cura dei proff. Marco Notario, Savino Giglio Tos e Pietro Ramella, nonchè lla presentazione del maestro falconiere Fabrizio Piazza…

Questo volume viene arricchito con la ristampa della prima parte dello studio “Convenzioni e Statuti per l’estirpamento dei Berrovieri e de’ ladri del Monferrato, Canavese, Vercellese e Pavese nei secoli XIII e XIV” di Antonino Bertolotti, pubblicato a Torino nel 1871 presso la Stamperia Reale e non facilmente accessibile…».

Il Sindaco Maria Aprile

Pietro Ramella

Sopravvenne nel 1261 un freddo rigidissimo: la maggior parte dei peregrinanti, lontana dai patri lari, finì male, passando in buon numero alle bande de malfattori. Al guerreggiare di Tommaso di Savoia con Asti, alle zuffe di Vercelli con le vicine città era nel 1261 succeduta una breve tregua, così le bande di berrovieri non trovando più chi servire ed alcune avendo perduto il capo ne’ cimenti andarono disperse: soltanto nelle rapine, ne ladronecci stava il loro vivere, e ad essi davansi ovunque. Il Canavese e dintorni avevano ereditato dai Salassi le rappresaglie: la valle di Montalto era irta di castellacci sul cocuzzoli di monti, ove dimoravano baroni veri capi di masnadieri. I signori di Castruzzone, di Castelletto, di Settimo Vittone, di Montestrutto pretendevano un diritto di passaggio da chi transitava per la vallata recandosi in quella di Aosta e diquivi all’estero. Più volte Vercelli dovette venire a patti con detti signori onde aver salvi i suoi mercanti e, per avere pietre da macina; felloni talora, furono scomunicati i baroni suddetti, i quali o capitanavano eglino stessi o spalleggiavano mansade irruenti sui passeggeri e sulle compagnie di traffico, benchè talvolta queste avessero avuto carta di salvaguardia, pagando loro grosse somme. Nel basso Canavese la nobiltà opprimeva le popolazioni, così che i disertori erano molti e vivevano sull’agguato, sulla rapacità. Gente irascibile per natura, pronta di mano, allorché ribellata doppiamente pericolosa…

Tratto da

Convenzioni e Statuti pell’estirpamento dei berrovieri e dei ladri del Monferrato, Canavese, Vercellese e Pavese, nei secoli XIII e XIV, di A. Bertolotti – Torino, 1871

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