Una vita ben spesa 2018-06-04T20:38:44+00:00

Project Description

Collana: Storia del Canavese

Editore: Bolognino editore
Numero pagine: 278
Formato cm. 11,5 x18
Anno di pubblicazione: gennaio 2011
Prezzo E. 22
ISBN 978-88-95704-24-1

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Una vita ben spesa. Adriano Olivetti tra Ivrea, Aosta, Matera, Sorrento, Napoli, Pozzuoli…

Giuseppe De Rinaldis

Bolognino editore

« Quando l’Autore mi pregò di leggere le bozze di questo volume, ero convinto che si trattasse di una delle diverse decine di biografie di Adriano visto sotto i soliti aspetti: l’industriale fortunato, l’emulo delle tecniche americane, il politico morto troppo presto, l’utopista, nel migliore dei casi “un profeto disarmato” alla Savonarola. Uno che presenti l’innalzamento e il crollo del muro di Berlino, la fine della Balena Bianca, il tracollo dell’America dei grandi finanzieri… Si, ma fuori sempre tempo massimo… Peccato! La via battuta dall’amico e De Rinaldis, è invece diversa, coraggiosamente nuova… Il secolo che l’autore artista famoso com’è, ci fa palpitare tra le nostre mani, si dilegua ahimè, nelle nebbie del tempo. Le stesse immagini con cui l’Autore, commosso, cerca di farci credere che il mondo di Adriano, grazie al sapiente aggiustamento iconografico, sia ancora quello di donne di Cossano che dissetano i figli, gli orti, i frutteti, grazie all’unico pozzo esistente al centro del paese, sfuma nel racconto romantico… La stessa storia fa da trama alle riunioni delle diverse decine di centri comunitari, vere piazze coperte… A Carema si discute del modo di salvare il celebre vino del re, dal flagello della filossera, della peronospora, mentre a Montalenghe l’esasperata frammentazione delle proprietà terriere, soffoca ogni tentativo di redimere la gente della terra dall’umana fatica. In realtà la storia della nostra gente che vede un Adriano pompare acqua del lago per irrigare campi, costruire stalle moderne per tutte le mucche del paese, promuovere cantine sociali, finanziare decine e decine di cooperative per tanti problemi, si risolve nel tragico racconto dell’antica fame della nostra terra. Una storia vissuta a cui l’Autore cerca, attraverso le foto, il conforto della memoria di una vita di gente passata, ma non per questo meno soggetta alla dialettica del ricordo, a volte dell’amnesia, ma soprattutto, e qui sta il peccato dell’Autore, di troppo affetto, del bisogno di redimere il ricordo dalle involontarie deformazioni, dal bisogno di far rivivere, di fermare ciò che spietato il tempo copre come un velo… La memoria affettiva, quella dell’autore che con trepide mani, conserva la tremula fiamma del ricordo, è la sola, secondo chi è vissuto per anni accanto ad Adriano, capace di consegnare al domani un verità che il tempo non cancellerà…».

Vico Avalle

Il racconto che presenteremo fu scritto 60 anni fa, dopo essere stato oggetto di amichevole dialogo somigliante, per certi aspetti, ai dialoghi platonici, dove Platone (Adriano Olivetti) dialogando con il suo amico-allievo (Vico Avalle) narrava episodi di vita vissuta. Olivetti ed Avalle non si trovavano, è vero, seduti su due pietre bianche all’ombra di un folto, fresco ulivo in un giardino in un giardino fuori dalle mura di Atene, ma forse erano seduti al tavolo di una biblioteca o di un circolo comunitario in qualche località del Canavese, nei quali nasceva semplice e fresca una cultura del vivere quotidiano. Il racconto racchiude un pensiero religioso e una morale finale che non esclude che si possa trattare di una sintesi di religiosità che, probabilmente, riguardava molto da vicino i due amici di dialogo. Vico Avalle apprese il dialogo da Adriano Olivetti in forma orale, così usava Socrate con i suoi allievi, con l’incarico di averne cura e magari farne uno scritto. Fedele all’impegno, egli ne fece un racconto che personalmente ritengo meritevole di pubblicazione, non fosse altro che per lo spessore culturale dei due dialoganti…

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